
Certe volte, nella vita, si percepisce nettamente di essere finiti in un vicolo cieco. In tal caso ci si strugge, nel tentativo di comprendere dove si sia sbagliato, e ci si agita, annaspando per 'fare qualcosa' di meglio o solo di diverso; dopo questi momenti la vita normalmente sembra procedere per andirivieni, a tentoni, per prove ed errori, in apparenza 'oltre'. Ma oltre all'illusione, appunto, infine si ritorna là dove tutto si era fermato, in quella strada senza sbocco, sbarrata da un muro. Quando la natura dell'errore non è logica, la risposta non può esser razionale. Tanti dei nostri desideri, delle nostre motivazioni, delle nostre speranze, si abbeverano dal pozzo della fantasia, dell'implicito, del conosciuto-non-pensato. E' allora che chiedere aiuto, il conforto di una persona esterna che ci confronti, rischia di poter portare alla luce le premesse errate delle nostre azioni, di quelle che ci procurano l'infelicità, di quelle che si ripetono nonostante il fatto che noi le adoperiamo proprio per sfuggire alle loro tormentose conseguenze. Si tratta di un percorso di liberazione, di riscatto dalla schiavitù dei nostri arroccamenti, ovvero si tratta di un percorso per diventare se stessi, al di la dei muri dei vicoli ciechi in cui ci infiliamo nella vana speranza di arrivare da qualche parte, dove vorremmo.
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